La scheda del film e gli ospiti del 1 giugno


TUTTI A TAVOLA

PRANZO DI FERRAGOSTO

Italia, 2008 - 75'

Regia: Gianni Di Gregorio
Sceneggiatura: Gianni Di Gregorio
Cast: Gianni Di Gregorio, Valeria De Franciscis, Marina Cacciotti

Nonostante Gianni abbia più di 50 anni, vive ancora con la madre. Se vi immaginate una vecchietta rattrappita in un letto avete sbagliato: la mamma di Gianni è una signora che tiene ancora al suo aspetto, alla sua capigliatura, al trucco, ai vestiti. E' un po' capricciosa, ma - si sa - la mamma è sempre la mamma. La vita di Gianni scorre tra le cure che dedica alla madre e i problemi finanziari che lo affliggono e che lo costringono ad una vita di debiti con negozianti, baristi e commercianti. Anche la situazione condominiale non è il massimo, dato che le spese Gianni non le paga ormai da anni. Ad aiutarlo arriva l'amministratore del condominio che gli propone di ospitare in casa sua madre e sua zia per il periodo di Ferragosto, in cambio della cancellazione dei debiti. Pur con qualche dubbio iniziale, Gianni accetta



GLI OSPITI
Rosella Monolo Traduttrice tecnico-commerciale e legale, dal 1999 decide di arricchire il proprio bagaglio umano e professionale con esperienze laboratoriali nell’ambito teatrale e più precisamente con tutto ciò che riguarda la scenografia e la manipolazione dei materiali. Frequenta il Laboratorio di Arti Visive e successivamente quello di Arti Espressive al “CRT” (Centro Ricerche Teatrali), scuola civica di teatro, musica e arti visive a Fagnano Olona, in provincia di Varese. Corsi di “Animazione del Libro” e di “Tecniche di Lettura Animata” con la Cooperativa di Animazione Teatrale “La Baracca di Monza“.
Al fianco delle attività di animazione con bambini e ragazzi, è animatrice presso una casa di riposo per anziani




INTERVISTA A GIANNI DI GREGORIO
 Questo film nasce dalla mia esperienza personale con mia madre che è rimasta vedova per circa dieci anni. Un periodo di tempo che mi ha fortemente segnato e che io ho sentito il bisogno di tradurre in una commedia un po’ cinica, ma realista.
 Ho dovuto misurarmi per lunghi anni, da solo, con mia madre, personaggio di soverchiante personalità, circondato dal suo mondo. Pur se provato, ho conosciuto e amato la ricchezza, la vitalità e la potenza dell’universo dei “vecchi”. Ma ho anche visto la loro solitudine e vulnerabilità in un mondo che cammina a passo accelerato senza sapere dove va perché dimentica la sua storia, perde la continuità del tempo, teme la vecchiaia e la morte ignorando che nulla ha valore se non la qualità dei sentimenti. Nell’estate del 2000 realmente l’amministratore del condominio, sapendomi moroso, mi propose di tenere sua madre per le vacanze di ferragosto. In un sussulto di dignità rifiutai, ma da allora mi chiedevo spesso cosa sarebbe potuto succedere se avessi accettato.
 Pranzo di Ferragosto è ambientato a Trastevere ed è stato girato a casa di mio padre dove io sono cresciuto e dove ho vissuto questo difficile rapporto con la vecchiaia di mia madre. Trastevere è un quartiere unico di Roma che, però, nel corso degli anni è molto cambiato: siamo rimasti in pochi degli abitanti di questo mezzo secolo. Qualcuno mi ha detto che noi siamo ‘gli ultimi romani’ e mi sembrava giusto fare un piccolo omaggio a questo nucleo di persone, coinvolgendo nel film anche il mio amico soprannominato ‘Vichingo’. Vederlo ogni mattina seduto davanti al bar, per me, è qualcosa di tranquillizzante. Vuol dire che il mio orizzonte visivo è ‘a posto’ come tutti i giorni da quando ero bambino.

RASSEGNA STAMPA
 Le quattro vecchiette protagoniste del film, hanno la dignità e la voglia di vivere degli anziani di oggi, quel pizzico di malinconia travestita da una voglia di sopravvivere alla corso della vita. "Pranzo di Ferragosto" fa apparire gli anziani come persone e non come soprammobili che si spostano di qua e di là perché in fondo, se i figli non vedono l'ora di sbarazzarsi delle loro madri, alle loro madri non passa nemmeno per la testa di tornare a casa con i figli, che le trascurano o le curano sin troppo imbottendole di medicinali.
                                                                                Matteo Contin – PellicolaScaduta.it
                                                     
Pranzo di Ferragosto è un piccolo film, intorno ai settanta minuti di durata, dalla base narrativa minuta ma con una sorprendente aderenza ai personaggi, tratteggiati con empatia nei loro piccoli vizi e manie, non però senza una punta di cattiveria e disillusione. La capacità di tenere in piedi uno spunto forse più da cortometraggio segnala un talento non comune nella direzione degli attori e nella scrittura, certo minimalista, ma distante dai logori interni di tanto cinema italiano.                                                                              
Andrea Fornasiero – FilmTV

L'opera di debutto di Gianni Di Gregorio ha il merito di sdoganare la vecchiaia, quella vera, che fa paura, tutta rughe che solcano il viso, pelle avvizzita e cadente, pillole di ogni tipo e colore ad anticipare e concludere pranzi e cene. Oltre la simpatia, però, Di Gregorio non va, facendo leva con una certa ruffianeria su alcuni luoghi comuni del calore/colore italiano: un bicchiere di vino annega tutte le malinconie, il figlio mammone un po' venale ma di buon cuore, l'arte di arrangiarsi in barba alle norme di convivenza condominiali, la placida inosservanza delle regole (in moto senza casco). La sensazione è quella di uno sguardo un po' superficiale che stempera ciò che nella vita reale finisce per diventare molto spesso intollerabile e smussa nel "volemose bene" qualunque lato poco funzionale ai toni da commedia del racconto.                                                                                  Luca Baroncini – GliSpietati.it


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