Il programma di mercoledì 23 marzo

GENITORI FIGLI, FIGLI GENITORI

THE ROAD
Usa, 2009 – 111 minuti
di John Hillcoat
con Viggo Mortensen, Kodi Smith-McPhee, Charlize Theron

Un uomo e suo figlio vagano nel territorio statunitense dopo una non ben precisata catastrofe. La loro destinazione è il Sud, dove sperano di sfuggire alle temperature gelide, anche se non sanno cosa li aspetti. Con sé hanno solo una pistola per difendersi dalle aggressioni delle bande di cannibali che scorrazzano in cerca di vittime e un carrello arrugginito con alcuni viveri.

LA CITAZIONE
"Noi siamo i buoni. E portiamo il fuoco"

GLI OSPITI
Massimo Pagani è nato il 18 ottobre 1959 a Rho (Mi): sposato, padre di due figlie, vive a Pregnana Milanese (Mi). Laureato in Scienze agrarie presso l’Università degli Studi di Milano, ha conseguito l’Abilitazione professionale. Esperto in procedure autorizzate per la realizzazione di grandi opere, vanta una esperienza ventennale nel settore ambientale territoriale e realizzativo alle dipendenze di un grande gruppo leader nel settore del trasporto energetico. Eletto nel 2002 Consigliere Comunale a Pregnana Milanese, nel 2008 è stato nominato Assessore all’Edilizia Privata al Comune di Rho (MI). Per la Lega Nord ha ricoperto diversi incarichi, tra cui segretario di Zona e responsabile degli Enti locali. Assessore con deleghe a Famiglia - Politiche sociali - Politiche per le persone con disabilità – Associazionismo per la Provincia di Milano.
Erika Milanese, psicoterapeuta in formazione presso Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione (SIPRe). Socia fondatrice e Presidente dell'Associazione Velo di Maya (Centro medico- psicologico-riabilitativo per la famiglia).
Silvia Dones, coordinatrice di asili nido in Milano di varia tipologia (aziendale, tradizionale, micronidi, famiglia) e responsabile delle attività formative rivolte a genitori e docenti.


RASSEGNA STAMPA
Viggo Mortensen, ancora una volta emotivamente aderente alla situazione drammaturgica, è un padre "sempre in campo" scandito da urgenza e dolcezza, è un genitore che si racconta, evocando nei flashback "a colori" momenti intensi di vita "navigata", è ancora fonte di (in)formazione e conoscenza per quel figlio che trasforma nell'epilogo da oggetto passivo di "cure" a soggetto emancipato, avanzato, civilizzato. Un figlio che si ingigantisce nella sua presenza e dentro l'ultimo primo piano che lascia fuori campo l'America, un mondo dove gli spietati sopravvivono ma dove si può (ancora) scegliere di abbandonare la vita o di restare in vita. Marzia Gandolfi – MyMovies.it
Hillcoat porta sullo schermo la dura, cupa e disperata fine del mondo di McCarthy con una forza grafica e una durezza d'intenti davvero notevole, riuscendo ad annichilire istantaneamente tentativi recenti quantomeno simili (in primis The Book of Eli) e traducendo perfettamente in immagini le livide e inquietanti pagine del libro. Con una impressionante coerenza visiva che non ha paura di "sporcarsi le mani" né mostra particolare interesse per i canoni hollywoodiani. Francesco Chignola – Memorie di un giovane cinefilo


I comportamenti che assumono i personaggi del film, calati in una situazione catastrofica fuori da ogni ordinarietà, sono infatti molto significativi, dato che fanno emergere fortemente aspetti come l'egoismo o la discordante contrapposizione fra solipsistico istinto di sopravvivenza ed altruistico sentimento nei confronti del prossimo. Proprio la fusione di questi due estremi tenta di soddisfare la reiterata domanda del ragazzo: «Noi siamo i buoni? Ci si può accorgere di essere diventati cattivi? Se sì, quando?». La risposta non è semplice, ma di sicuro si trova a metà fra i due sopracitati estremi. Come si trova a metà anche fra il cinico nichilismo del film e l'inatteso lampo di speranza finale. Maurizio Macchi – PellicolaScaduta.it


INTERVISTA A JOHN HILLCOAT : La prima volta che mi sono confrontato con il libro, ne sono rimasto profondamente colpito dal punto di vista emotivo, tanto da arrivare alle lacrime. Credo di essermi immedesimato molto nella vicenda anche in quanto padre di un meraviglioso bambino di 8 anni. La verità emotiva che scaturisce dalle pagine del romanzo, rende complicato percepire il senso di una storia così piena di contrasti se non avviene un’immedesimazione totale. Rispetto a tal punto l’opera di McCarthy che ho voluto rimanerne il più vicino possibile. Solo così ho potuto mostrare come sia possibile rimanere un essere umano nonostante un mondo così catastrofico nel quale ci si immerge. Un mondo che ti costringe ad apprezzare le uniche cose che contino veramente nella vita: il cibo, un cielo blu.
Non ho idea a quale fede politica appartenga McCarthy, ma certamente il libro va ben oltre la politica e l’ideologia. I due protagonisti rispecchiano esattamente quello che accade all’uomo nel percorso della sua esistenza: quando si è giovani è molto più semplice essere aperti e pronti a tendere una mano verso il prossimo. Gli anziani sono invece più scettici, perché segnati dalla vita.
E questa storia tocca le cose migliori e quelle peggiori che compongono una vita intera e nell’umanità tutta. Ritengo che questo sia il romanzo di McCarthy che offre maggiori speranze al genere umano.
INTERVISTA A VIGGO MORTENSEN: Al di là dell’ambientazione estrema, “The road” è una storia che dimostra come i padri possano tornare a essere dei figli e i figli, invece, diventano i veri maestri. Mio figlio spesso si lamenta di come io gli abbia dato dei consigli che qualche volta io stesso non seguo. Arriva il momento in cui i nostri figli ci guardano negli occhi e ci dicono che ci stiamo sbagliando.

2 commenti:

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