REQUIEM FOR A DREAM
Usa, 2000 – 102 minuti
di Darren Aronofski
con Jared Leto, Ellen Burstyn, Jennifer Connelly
Una donna ossessionata dal peso e dalla voglia di apparire in Tv si avvelena con le pillole per dimagrire. Suo figlio sprofonda con la fidanzata nel tunnel della droga, subisce orrori, sopraffazioni e
mutilazioni fino al degrado totale.
LA CITAZIONE
"Harold, sto per andare in televisione"
GLI OSPITI
Dott. Aldo Violino psicologo, una carriera con diversi incarichi come psicologo consulente presso il consultorio di Arese e diversi Sert: Appiano Gentile e Como , Corsico, Magenta e dal ’97 in servizio al Sert di Rho.
Esperto non solo di dipendenza ma anche di adolescenza ha partecipato a diversi convegni come relatore.
RASSEGNA STAMPA
Requiem for a Dream è uno di quei rarissimi film che fanno spettacolo insinuando il male nel cuore dello spettatore. L'ignara vittima, coinvolto inevitabilmente negli alti e bassi delle speranze e delle cadute, rimane intrappolata in una spirale negativa che procede sempre più incessante.
Qualunque sia lo stato d'animo iniziale alla fine della proiezione si sta male, davvero male, perché Aronofky ci ha bendato gli occhi per condurci nell'angoscia più nera e noi ci siamo cascati, ingannati da una regia sapiente che sa dosare le gocce di veleno una ad una, inquadratura dopo inquadratura.
Una nota a parte merita la colonna sonora, davvero memorabile*. La partitura è sapientemente orchestrata da due soli protagonisti: Clint Mansell e Kronos Quartet. Il primo, con le sue insinuanti note elettroniche, "commenta" le azioni dei personaggi "in diretta" mentre il quartetto, con i suoi i archi sferzanti, anticipa e rammenta in continuazione il tono generale della vicenda: il destino inesorabile. I due macro-temi musicali si inseguono per tutti i quattro "movimenti audiovisivi" in cui il film è strutturato, per incontrarsi nel finale in un'apoteosi drammatica, carica di tensione apocalittica.
Qualunque sia lo stato d'animo iniziale alla fine della proiezione si sta male, davvero male, perché Aronofky ci ha bendato gli occhi per condurci nell'angoscia più nera e noi ci siamo cascati, ingannati da una regia sapiente che sa dosare le gocce di veleno una ad una, inquadratura dopo inquadratura.
Una nota a parte merita la colonna sonora, davvero memorabile*. La partitura è sapientemente orchestrata da due soli protagonisti: Clint Mansell e Kronos Quartet. Il primo, con le sue insinuanti note elettroniche, "commenta" le azioni dei personaggi "in diretta" mentre il quartetto, con i suoi i archi sferzanti, anticipa e rammenta in continuazione il tono generale della vicenda: il destino inesorabile. I due macro-temi musicali si inseguono per tutti i quattro "movimenti audiovisivi" in cui il film è strutturato, per incontrarsi nel finale in un'apoteosi drammatica, carica di tensione apocalittica.
Giuseppe Grosso Ciponte - AudioVisione.it
I personaggi di Requiem for a dream sono portati all'autodistruzione, non riescono a rapportarsi in maniera lucida alla realtà, perchè troppo insoddisfatti o, semplicemente, troppo fragili ma, i falsi miti creati dalla televisione e i paradisi artificiali dati dalle droghe non possono in alcun modo migliorare la vita anzi, possono solo essere deleteri per la mente e per lo spirito di ogni singolo individuo: una dura lezione, che questo film impartisce nella forma più cruda e violenta.
Lontanissimo dalla visionarietà falsa e modaiola di Trainspotting di Danny Boyle, Darren Aronofsky fotografa una realtà straniata, attraverso immagini disturbanti e potenti. Un montaggio frenetico ci porta dentro le vene dei protagonisti, seguendo il percorso delle droghe che arrivano dritte al cervello e danno vita a visioni allucinanti e paurose: frigoriferi che camminano, set televisivi trasferiti nel salotto di casa, viaggi extracorporei, desideri che diventano incubi persecutori, il film è un campionario di allucinazioni visive che stordiscono e (s)travolgono.
Lontanissimo dalla visionarietà falsa e modaiola di Trainspotting di Danny Boyle, Darren Aronofsky fotografa una realtà straniata, attraverso immagini disturbanti e potenti. Un montaggio frenetico ci porta dentro le vene dei protagonisti, seguendo il percorso delle droghe che arrivano dritte al cervello e danno vita a visioni allucinanti e paurose: frigoriferi che camminano, set televisivi trasferiti nel salotto di casa, viaggi extracorporei, desideri che diventano incubi persecutori, il film è un campionario di allucinazioni visive che stordiscono e (s)travolgono.
Angela Luisa Garofalo – MoviePlayer.it
Il sogno che si merita un requiem è quello americano, dove l'apparire conta più dell'essere. Per dimostrare il teorema Aronofsky gioca d'accumulo con il non-filmabile, colpisce duro e fa sprofondare lo spettatore nello stesso abisso dei protagonisti.
FilmTv.it
FilmTv.it
La pellicola non è solo una dimostrazione di dove può condurre la dipendenza dalle droghe, ma parla anche della società, dei rapporti genitore/figlio, anche delle droghe che inconsapevolmente assimiliamo tutti (per esempio la televisione).
L'atmosfera ed i significati del film sfociano nel triste, tragico ed intenso finale, dove i personaggi vanno incontro al destino che loro hanno scelto, ciecamente guidati da ciò che li ha condotti fino a lì e di cui non possono ancora fare a meno.
Maurizio Macchi – PellicolaScaduta.itL'atmosfera ed i significati del film sfociano nel triste, tragico ed intenso finale, dove i personaggi vanno incontro al destino che loro hanno scelto, ciecamente guidati da ciò che li ha condotti fino a lì e di cui non possono ancora fare a meno.
In un maelstrom di emozioni negative, Darren Aronofsky non risparmia niente all’osservatore. Il pozzo stavolta è senza fondo, e non si può più risalire. Il regista usa tecniche di regia strabilianti per mostrare gli effetti della droga, ma non è solo la droga a essere il fulcro negativo del film, c’è anche alienazione, e soprattutto pazzia (la madre di Harry, completamente soggiogata dai programmi televisivi), non vi è più nessun appiglio, il Dream è morto. Aronofsky riesce a farci vivere un’altra vita, riesce a trasportare la disperazione sulla pellicola in modo perfetto, operazione in cui ben pochi affermatissimi registi sono riusciti. Mai titolo fu più azzeccato per un film. Capolavoro dei nostri tempi, a chi si appresta alla visione di “Requiem for a Deam” non posso fare altro che augurargli un immenso “buona fortuna”.
MarPlace – OsservatoriEsterni.it
Il messaggio filmico è immenso. Requiem for a dream è il manifesto contro l'alienazione e la perdita di contatto con la realtà. E' una dura polemica nei confronti di tutte le dipendenze, a partire dalla televisione fino a quelle date dagli oppioidi, responsabili dell'autodistruzione.
Racchiude le principali problematiche della società borghese odierna: la solitudine, la follia, l'ossessivo tentativo di emulazione di stereotipi per colmare un vuoto di personalità attraverso diete e desiderio di fama per essere qualcuno. Racconta di come l'uomo sia disposto non solo a raggiungere il fondo ma anche a scavare sotto terra - utilizzando mezzi squallidi - per arrivare al fine desiderato.
Aronofsky propugna la tesi che non sempre il fine dovrebbe giustificare i mezzi. Tuttavia, lo spaccato paranoico e disturbante, coadiuvato da una regia quasi da oscar, è indispensabile per impartire la pesante lezione morale di un talento cinematografico snobbato dalla critica mondiale.
Racchiude le principali problematiche della società borghese odierna: la solitudine, la follia, l'ossessivo tentativo di emulazione di stereotipi per colmare un vuoto di personalità attraverso diete e desiderio di fama per essere qualcuno. Racconta di come l'uomo sia disposto non solo a raggiungere il fondo ma anche a scavare sotto terra - utilizzando mezzi squallidi - per arrivare al fine desiderato.
Aronofsky propugna la tesi che non sempre il fine dovrebbe giustificare i mezzi. Tuttavia, lo spaccato paranoico e disturbante, coadiuvato da una regia quasi da oscar, è indispensabile per impartire la pesante lezione morale di un talento cinematografico snobbato dalla critica mondiale.
Paola Priola – HyperReview
Decisamente un pugno allo stomaco. E' stato faticoso arrivare fino alla fine, ma poi, accese le luci, il dibattito, la riflessione, la voglia di saperne di più. D'altronde è a questo che serve un cineforum, giusto? Il film è comunque ben fatto,ottime prove di recitazione,uno sguardo diverso,e perciò,direi,che è valsa la pena vederlo.Complimenti per il coraggio delle vostre scelte.
RispondiEliminaHo promesso a Laura che avrei posto un commento, visto la sua assenza serale alla proiezione di Requiem for a Dream ed anche se non ho molto tempo da dedicare a questa cosa, dico solo che il film mi è piaciuto molto, sopratutto nel montaggio, nella scelta dei particolari, dei suoni...che come si è detto nel dibattito...rendono questa pellicola di ormai 11 anni, una pellicola comunque attuale ed efficace...per cui "grandiosa"!! E' sempre molto difficile per gli adulti vincere la paura di dire qualcosa ad altri adulti...il giudizio è il peggior nemico del dialogo...e mi spiace molto vedere che ci si allontana prima del dibattito...io credo che questo "tipo" di cineforum sia davvero un occasione tra le poche presenti sul territorio per trasformare una visione in un occasione di riflessione personale e soprattutto comunitaria! essere normali eppure unici, essere se stessi con i propri talenti ed i propri limiti, avere dei sogni e dei desideri e faticare, lottare per realizzarli e ciò che ci caratterizza come esseri umani davvero unici ed irripetibili...non tendiamo alla omogeneità dei corpi rifatti e perfetti, alle performance da primato, ai ritmi innaturali...dietro questi bisogni crescenti c'è qualcuno che si arricchisce e che punta solo a produrne di sempre nuovi e diversi per intrappolare adulti ragazzi e bambini nella morsa della dipendenza da video giochi, fumo, cibo, apparenza....ed allontarci il più possibile da tutto ciò che non è pensiero critico, non è individualità...non è originalità...non è differenza, quindi non è umanità.
RispondiEliminaBuon lavoro...uomini
Ringraziamo per i commenti positivi sulla giornata di ieri. Pensiamo anche noi, che abbiamo assistito sia alla visione mattutina che serale, che gli adulti abbiano purtroppo più limiti dei ragazzi a parlare di argomenti "scomodi" o emotivamente toccanti. Certo è ovviamente più facile discutere di un film, anche "pesante" ma con un happy ending.
RispondiEliminaI ragazzi delle scuole, passati i primi minuti di timidezza, si lanciano con coraggio a difendere le loro opinioni: come aiutare un amico che inizia a "provare" cose non lecite, come non finire nel tunnel delle dipendenze ecc e hanno fatto la giusta osservazione "il film finisce male perchè nella realtà è così che va a finire se ti droghi"
Certo sono giudizi da cui traspare la freschezza e la semplicità dei 17 anni...siamo stati felici che il film abbia "colpito" i ragazzi, quando sentiamo sempre ripetere che gli adolescenti sono oramai "impermeabili" al dolore o alle bruttezze del mondo.
Per quanto riguarda chi la sera si è alzato e se ne è andato...anche noi avremmo preferito restasse in sala a mostrare il suo disappunto e la sua "rabbia" nei nostri confronti per una scelta che noi difendiamo invece con coraggio.
Cerchiamo di preparare tutti alle visioni settimanali attraverso il blog, facebook e l'introduzione al film: pubblichiamo il trailer, la scheda del film, i commenti dei critici e degli autori, le recensioni di diversi giornalisti. Invitiamo degli specialisti sulla tematica per il dibattito e permettiamo a tutti di discutere in sala e sul blog accentando critiche e consigli costruttivi...
Speriamo di riavere ospiti le prossime sere proprio chi se ne è andato ieri sera con fare stizzito e fargli capire tutti insieme che "Esperienze di Cinema condiviso" è stato creato proprio con l'intento di smuovere gli animi e far emozionare i cuori. Cosa che ci sembra sia riuscita perchè anche una sfuriata contro gli organizzatori è pure sempre una reazione e se il film ha così "sconvolto" da provocare tale reazione forse è riuscito nel suo intento
Scrivo solo ora per commentare i due film che ho visto finora e per sottolineare la tentazione di rendere la tessera agli organizzatori (non voglio il rimborso, anche se 45 euro sono una bella sommetta). Non ho partecipato alla prima proiezione, causa una brutta influenza: mi hanno detto che il film era piacevole a vedersi.
RispondiEliminaChe dire degli altri due? Mi sembra che uscire la sera, dopo una giornata di lavoro, quando magari si hanno anche problemi a casa, per andare a "farsi del male", con pellicole forti e violente in modo eccessivo, sia quasi masochistico. Se lo scopo del cineforum è quello di far star male fisicamente gli spettatori, come è successo a me ieri sera e mercoledì scorso, dico: no, grazie.
Sono perfettamente consapevole dei rischi delle dipendenze, anche senza bisogno di farmi triturare lo stomaco con immagini che NON desidero vedere. Forse è una questione di età: i ragazzi sono sicuramente più abituati alla violenza delle immagini, forse ne hanno addirittura bisogno ben tenere desta l'attenzione.
Ieri sera mio marito ed io non ce ne siamo andati stizziti, ma disturbati fisicamente da certe scene; lo stesso era successo mercoledì scorso con un film apocalittico sul rapporto padre figlio (c'era davvero bisogno di quelle situazioni di cannibalismo, che io mi sono immancabilmente sognata, per parlare di famiglia?) Non ho bisogno dell'happy end, che comunque in quel film era evidente, con l'arrivo quasi magico della famigliola a prendersi cura dell'orfanello, con tanto di cane vispo e ben pasciuto, nonostante le privazioni a cui erano stati sottoposti i protagonisti.
Non voglio neanche negare la durezza e le asprezze insite nell'uso degli stupefacenti: quando si sta male fisicamente è comunque impossibile un confronto e una discussione serena su quei temi. Mi sono fermata al dibattito del film precedente, ma stavo così male che non sono neanche riuscita a ribattere alla signora che vedeva nell'acqua e nel vento l'idea della vita, mentre per me erano solo segno di desolazione e di morte.
Ritengo che il problema di questo cineforum sia di avere effettuata una scelta da giovani, più che per la mezza età, come è in realtà gran parte del pubblico serale. Posso dire che questa è stata una delusione: speravo, e con me mio marito, di imparare a guardare meglio i film e di avere la possibilità di discutere su temi importanti, come la famiglia, la malattia, il viaggio, rassicurati dal patronato del Santuario in questo. Evidentemente ci siamo sbagliati: ecco la tentazione di rendere la tessera.
Senza rancore Giovanna
Cara Giovanna concordo pienamente con te quando definisci gli ultimi due film forti, forse troppo forti per essere digeriti soprattutto dopo una giornata stressante di lavoro. Allo stesso tempo, credo che proprio il loro essere crudi e terribilmente reali siano i fattori che, oltre a scioccare e infastidire, portino a far riflettere su questioni che in qualche modo ci riguardano un po' tutti. Lo scopo del Cineforum Filmiamo è creare un luogo di incontro dove confrontarsi partendo dalle sensazioni suscitate dalla visione di film che non lasciano indifferenti.
RispondiEliminaCara Giovanna, capisco la tua rabbia , ma se ci si concentra sulle emozioni (forti) provate durante la proiezione, si rischia di farsi stritolare dall’angoscia, dalla commozione, dalla paura. Il segreto è spostare tutto su un altro piano ed aprirsi alle riflessioni e alle emozioni degli altri. Io credo che nel tuo caso si sia trattato sicuramente di aspettative diverse: pensavi che si trattasse di un cineforum rilassante e invece ti sei beccata subito i film più “pesanti”. Comunque “The road” è tratto da un romanzo che ha vinto il premio Pulitzer nel 2007 e che invita a riflettere sulla nostra società e sulle paure che l’angosciano ; “Requiem for a dream” è straordinario dal punto di vista filmico. L’obiettivo del nostro cineforum è quello di creare una comunità che con il tempo sviluppi il proprio senso di appartenenza aprendosi al dialogo e all’incontro con l’altro.
RispondiEliminaIl mio invito è di “non cadere in tentazione”, ma di prepararsi al peggio perché così arriva il meglio, anche perché i prossimi film, pur se davvero stimolanti, sono decisamente più “leggeri” del n. 2 e 3. La nostra idea è che “più diversi siamo”, “meglio stiamo” ed è per questo che ti aspettiamo per “Male di Miele”.
Decisamente la discussione fa venire voglia di vederlo il film, cosa che purtroppo non ho finora fatto! Ludwig
RispondiEliminaIl tema delle dipendenze è costantemente banalizzato e reso in maniera semplicistica dalla televisione e da tanti film, per questo "Requiem for a dream" ci sembrava essere la pellicola più adatta per affrontare il tema in maniera completa e, al contempo, ricca di emozioni (positive o negative che siano).
RispondiEliminaLa scelta dei film poi, non è stata effettuata in base all'età di un probabile pubblico, ma partendo dal tema e cercando i lavori che più lo approfondivano, cercando il più possibile di alternare il film drammatico alla commedia. Per il tema delle dipendenze non ci sembrava il caso di farlo per non correre il rischio di prendere sottovalutare una tematica così importante. Abbiamo scelto "Requiem for a dream" pur sapendo che qualcuno avrebbe reagito in maniera negativa, nella speranza però che durante il dibattito avrebbe compreso il valore del film.
Nei contenuti extra del DVD del film, c'è una bella intervista a Hubert Selby Jr. (l'autore del romanzo da cui il libro è tratto). A un certo punto Selby dice che per far pensare una persona basta analizzare i fatti, ma per farla agire bisogna colpire il suo cuore, passare attraverso le emozioni (positive o negative che siano), perchè ciò che si sente dentro di noi è molto più forte di tutti i pensieri e le soluzioni che possiamo cercare per risolvere un problema.
Cara Giovanna, ho accompagnato una delle classi del mattino di mercoledì scorso. Devo ammettere che verso la fine della proiezione sono uscita per poi rientrare, ma non per dovere. Sono rimasta positivamente colpita da ciò che è « uscito » dai ragazzi : rimango sempre piacevolmente stupita dalla capacità di non fermarsi all’impatto emotivo ma dal saper cogliere la valenza positiva da parte dei ragazzi, anche i nostri giovani ! Non avevo visto il film prima ma mi aspettavo qualcosa di « tosto », credo che i temi proposti non possano essere presentati con leggerezza. Forse il pubblico della sera ha aspettative di svago e non di conoscenza delle realtà in cui possono, speriamo di no, venirsi a trovare i nostri ragazzi, i nostri figli, i nostri nipoti. Ma non possiamo fare finta che queste cose non esistano solo perchè sono molto « forti » : come insegnante sento di non poter fare a meno di sapere. Forse perchè nell’altra scuola in cui insegno queste sono quotidianità per cui non si fa usare il cell. ai « raga » perchè potrebbero delinquere, per cui se un ragazzo sta troppo in bagno vai a controllare…non si sa mai cosa stia facendo, per cui il diario di classe viene controllato quasi settimanalmente dai « caramba ». Sicuramente un film forte ma se mai possa essere servito ad evitare che anche 1 solo ragazzo cada nelle « dipendenze » ben venga ! E sai che alla fine ci hanno ringraziato ma non per aver « perso » una mattinata di scuola !
RispondiEliminaPer le prossime proiezioni posso solo anticiparti che ho visto già il film sull’anoressia e che non è così violento ma non meno coinvolgente e che credo che tutti gli adulti dovrebbero vederlo perchè non li colpevolizza ma vuole proprio attirare la nostra attenzione su questo problema del nostro secolo della nostra società occidentale. Non desistere ! Solo cambia lo sguardo !
Con affetto, Alessandra