Il programma di mercoledì 16 marzo

GENITORI FIGLI, FIGLI GENITORI
NON PENSARCI
Italia, 2007 – 112 minuti
di Gianni Zanasi
con Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Anita Caprioli

Stefano è un chitarrista rock che cerca da ormai un decennio di sfondare nel mondo della musica. I contratti però non arrivano, l'album a cui lavora da quattro anni stenta ad uscire e la delusione di un legame amoroso finito male, lo riporta a casa dei genitori. La speranza di ritrovare la pace svanisce quando scopre l'azienda di famiglia sull'orlo del fallimento e il conseguente stress dei familiari.

LA CITAZIONE
Michela: Sei venuto qui perché avevi bisogno di noi
Stefano: Sì… ma non di tutti insieme

OSPITI
L’Assessore Provinciale con deleghe a famiglia, politiche sociali, politiche per le persone con disabilità, associazionismo Massimo Pagani.
La Dott.ssa Erica Milanese, psicoterapeuta in formazione presso Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione (SIPRe). Socia fondatrice e Presidente dell’Associazione Velo di Maya (Centro medico-psicologico-riabilitativo per la famiglia).
Silvia Dones, coordinatrice di asili nido in Milano di varia tipologia (aziendale, tradizionale, micronidi, famiglia)e responsabile delle attività formative rivolte a genitori e docenti.



Dicono del film...

La famiglia è al centro di questa pellicola, con tutti i suoi meccanismi non sempre facilmente comprensibili e gestibili. Un argomento che da anni è ormai il protagonista assoluto della maggior parte delle pellicole italiane, con risultati non sempre apprezzabili, il più delle volte disastrosi. La particolarità di questo film, invece, sta tutta nel fatto di celare una certa originalità, in situazioni che di originale non hanno assolutamente nulla. La novità sta nella maniera con cui questi piccoli grandi drammi vengono raccontati, tralasciando ogni tipo di patetismo o di luogo comune e soffermandosi invece sul lato beffardo e fatale della vita.
Alessandra Cavisi – C'era una volta il cinema

“Non pensarci” è attraversato da un vento di leggerezza di cui si sentiva davvero la mancanza, dalle nostre parti: incanalati in logiche economiche, prospettive ombelicali, e tutte quelle cose di cui si taccia il nostro cinema (spesso a ragione), ci siamo dimenticati di una cosa che in questo film pulsa, e che non ci stancheremo di lodare: il bisogno, bruciante, di raccontare. E di farlo davvero bene: non è da tutti far uscire tutto un mondo da un accendino caduto, da uno stage-diving, da centinaia di vasetti di ciliege in frantumi, dalla corrente che se ne va in tutto il paese, lasciandoci senza luce.
Francesco Chignola – Memorie di un giovane cinefilo

Nell'affresco che Zanasi ci propone, dietro ai personaggi si colloca forse ciò che potremmo definire la parte più convincente della pellicola: il ritratto di una Rimini di provincia, calma e silenziosa (ma non tranquilla, ipocrita). E questa Rimini spogliata di ogni regionalismo, non solo è il teatro in cui si muovono le vicende, ma forse rappresenta il deus ex-machina che governa su tutto e tutti, immobilizzando nella formalina emozioni, sentimenti e verità.
Matteo Contin – PellicolaScaduta.it

"Non Pensarci" dice tante cose senza alzare mai la voce: i toni declamatori e urlati di certo cinema italiano si dipingono di una comicità soffusa e tagliente, attraverso squarci di malinconia a tratti addirittura surreale.
Diego Capuano – Ondacinema.it

Intervista a Gianni Zanasi: "Per me era importante evitare di essere astratti. Si parla molto di famiglia, ma rischia di diventare una cosa un po’ astratta; la mia idea era di cercare di essere il più possibile concreti, chiedendosi che cos’è una famiglia: semplicemente un gruppo di persone che più sono vere, più sono imprevedibili e piene di contraddizioni. La famiglia vera è una famiglia imperfetta, ed è un’imperfezione che a me fa ridere. Trovo avventuroso come delle persone anche piuttosto diverse riescano comunque, nonostante le imperfezioni, a vivere insieme, e credo che questo senso di concretezza e non di astrattezza ci sia comunicato un po’ in tutte le fasi del lavoro, sia la scrittura che il lavoro con gli attori; questo per fare uscire l’imprevedibilità delle persone vere, il più possibile autentiche, adiscapito di astrazioni o di giudizi. Ecco, ho cercato di raccontare, e non su di me."

Intervista a Valeria Mastrandrea: "Ho scelto di fare questo film perchè racconta una provincia che non è solo quella degli omicidi irrisolti. Ma anche delle responsabilità, del senso del dovere e delle piccole industrie in un momento in cui la famiglia italiana sta cambiando e i figli si ritrovano spesso a fare da guardiani dei propri genitori."

Intervista a Giuseppe Battiston: "Sinceramente ci tenevo, e non solo io, che venisse fuori proprio il rapporto tra fratelli, così com’è nella realtà e credo che ne siamo usciti molto credibili. Spesso ci si conosce poco, si cresce e ognuno va per la sua strada e diventa una persona diversa da quella che quando si è piccoli si conosceva, però c’è un affetto particolare che tiene uniti. Magari non verrà mai dichiarato, come dico durante il film parlando di mia sorella Michela con Nadine, ma c’è ed è importante. Questo affiatamento è stato possibile da un rapporto d'amicizia nella vita reale tra noi tre, io sono amico di Valerio, lui lo è di Anita, insomma ci conosciamo bene e ci stimiamo e questo conta."

2 commenti:

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