LOURDES
Austria/Francia/Germania, 2009 - 96'
Regia: Jessica Hausner
Cast:Sylvie Testud , Léa Seydoux ,Gilette Barbier
GLI OSPITI
Alessandra Mattesco è docente di religione presso istituti superiori della provincia di Milano. Fa parte della commissione orario presso IIS Pareto, della commissione salute presso IIS Pareto, è responsabile del progetto volontariato sede Gramsci dell’IPSAR Vespucci, responsabile del bando “Cittadinanza e Costituzione” Mattei, progetto “Mostra di Settembre al Santuario dei Padri Oblati di Rho”, responsabile progetto “EXPO@GIOVANI2015”
Angela Grassi, giornalista professionista, redattore a La Prealpina di Varese. Coordinatore delle comunità di Fede e Luce del Nord Italia e della Galilea. Fede e Luce è un movimento che accoglie persone con handicap mentale, i loro familiari e alcuni amici. Obbiettivo dell’associazione è testimoniare che la persona più fragile ha un posto ben preciso nella Chiesa e nel mondo.
Fede e Luce è nata a Lourdes 40 anni fa, nel 1971. Sono ritornati per celebrare gli anniversari più importanti nel 1981, nel 1991 e nel 2001. E’ stata a Lourdes l'ultima volta nel gennaio 2011, per il consiglio internazionale dei coordinatori, che ha aperto le celebrazioni per i 40 anni del movimento.
A Lourdes è stata anche con la mia famiglia e nel 1985 con il pellegrinaggio dei giovani guidato dal cardinal Martini, in quella occasione ho potuto vivere l'esperienza della piscina vicina alla grotta.
Alessandra Mattesco è docente di religione presso istituti superiori della provincia di Milano. Fa parte della commissione orario presso IIS Pareto, della commissione salute presso IIS Pareto, è responsabile del progetto volontariato sede Gramsci dell’IPSAR Vespucci, responsabile del bando “Cittadinanza e Costituzione” Mattei, progetto “Mostra di Settembre al Santuario dei Padri Oblati di Rho”, responsabile progetto “EXPO@GIOVANI2015”
Angela Grassi, giornalista professionista, redattore a La Prealpina di Varese. Coordinatore delle comunità di Fede e Luce del Nord Italia e della Galilea. Fede e Luce è un movimento che accoglie persone con handicap mentale, i loro familiari e alcuni amici. Obbiettivo dell’associazione è testimoniare che la persona più fragile ha un posto ben preciso nella Chiesa e nel mondo.
Fede e Luce è nata a Lourdes 40 anni fa, nel 1971. Sono ritornati per celebrare gli anniversari più importanti nel 1981, nel 1991 e nel 2001. E’ stata a Lourdes l'ultima volta nel gennaio 2011, per il consiglio internazionale dei coordinatori, che ha aperto le celebrazioni per i 40 anni del movimento.
A Lourdes è stata anche con la mia famiglia e nel 1985 con il pellegrinaggio dei giovani guidato dal cardinal Martini, in quella occasione ho potuto vivere l'esperienza della piscina vicina alla grotta.
RASSEGNA STAMPA
La Hausner realizza un film di estrema raffinatezza in cui l’esistenza di Dio non è interrogata, così come la fede non è desacralizzata, ma vengono invece messe in discussione le strutture profonde della “normalità” occidentale, prima fra tutte quella del “mostrarsi” a un pubblico e stagliarsi sopra la massa. Il difetto, se così si può dire, è che Lourdes si guarda con il cervello. La freddezza del racconto è la peculiarità stilistica che consente al film di essere equilibrato, ma è anche il limite di fronte al quale lo spettatore può anche non sentirsi mai coinvolto emotivamente. Alla fine, fare filosofia con il cinema non è un’impresa semplice. Elisabetta Battistini – nonhosonno.wordpress.com
Ironico fino a far male, Lourdes (la sorpresa di Venezia 2009) rappresenta lo squallore di quel luogo sacro e kitsch come si trattasse del salotto di un reality. C’è pure una suora che annuncia giuliva la creazione di un premio per il «miglior pellegrino». Mancano, a questo punto, solo gli applausi finti. Tutti veri, invece, quelli rivolti all’autrice, che ragiona non tanto sulla fede, mistero per eccellenza, quanto sul dubbio, che alimenta come una fiamma mite e inesorabile la vera salvezza. Amen. Mauro Gervasini – FilmTV
Se scatta il sorriso è perché quello che si vede può essere letto anche in maniera ironica ma tutto potrebbe offrirsi anche a una lettura opposta. Proprio come succede alla protagonista quando viene «miracolata»: è lei la prima ad avere dei dubbi, a temere per una possibile recrudescenza della paralisi, a subire gli sguardi invidiosi degli altri malati. In questo modo il film racconta sì un miracolo ma evita in tutti i modi di spiegarlo (la protagonista non sembra neppure particolarmente credente) facendo tornare alla mente quello spirito dissacrante ma insieme ambiguo e un po' sorpreso che Buñuel aveva portato a vette eccelse e che Jessica Hausner sembra in grado di ritrovare di nuovo. Paolo Mereghetti – Corriere della Sera
INTERVISTA A JESSICA HAUSNER
In questo film il miracolo viene presentato in modo ambivalente. C'è la fede e la speranza dei malati, ma c'è anche il dubbio su cosa sia o non sia un miracolo. Se il miracolo sia qualcosa di eterno o di passeggero, di assoluto o di relativo. Personalmente non mi interessava mostrare l'avvenimento di una guarigione, né del fisico, né dell'anima, ma il fatto che un miracolo possa essere anche un fatto estremamente personale, quasi una crescita interiore.
Ho scelto appositamente di trattare il tema dei miracoli proprio perché è un tema che non può prevedere un'unica risposta. Ci sono milioni di cause e possibili argomentazioni che hanno tentato di spiegare un miracolo, la suggestione, la forza psichica, la forza collettiva, lo spirito di comunità. Anche la medicina in proposito si è posta moltissime domande e non sempre è riuscita a dare delle risposte. Quello che più interessava rappresentare è la casualità della guarigione, l'idea che anche una persona non credente come Christine, la mia protagonista, possa essere investita di questa guarigione miracolosa e cambiare completamente la sua prospettiva sugli eventi, sulle persone e sul mondo. Non è un fatto importante il fatto che il miracolo o la guarigione sia davvero avvenuta, quel che è importante è la presa di coscienza della protagonista, la finitezza della vita, la transitorietà della vita.
Sia la malattia che il miracolo sono intesi in senso metaforico. La malattia è presente sotto forma di persone affette da sclerosi multipla o paralisi, ma anche in quella più spirituale di malattia dell'anima, male di vivere la propria vita e i limiti che essa ci impone. Un malessere totalmente umano che porta la mia protagonista a desiderare fortemente il miracolo, a vivere attraverso questo forte desiderio di superare i limiti della propria umanità. Mi interessava molto di più l'aspetto filosofico della questione, non tanto l'idea del benessere fisico in sé, anche se ovviamente il fisico e lo spirito sono inevitabilmente connessi. Lavorando con persone affette dalla sclerosi multipla, ho capito che io stessa avevo questa paura primordiale riguardo la ricerca del benessere e che forse era essa stessa alla base del mio desiderio di fare questo film. Il confronto con le loro esperienze della malattia e con il decadimento fisico mi ha molto aperto gli occhi sull'idea della finitezza, del decadimento della nostra vita.
La Hausner realizza un film di estrema raffinatezza in cui l’esistenza di Dio non è interrogata, così come la fede non è desacralizzata, ma vengono invece messe in discussione le strutture profonde della “normalità” occidentale, prima fra tutte quella del “mostrarsi” a un pubblico e stagliarsi sopra la massa. Il difetto, se così si può dire, è che Lourdes si guarda con il cervello. La freddezza del racconto è la peculiarità stilistica che consente al film di essere equilibrato, ma è anche il limite di fronte al quale lo spettatore può anche non sentirsi mai coinvolto emotivamente. Alla fine, fare filosofia con il cinema non è un’impresa semplice. Elisabetta Battistini – nonhosonno.wordpress.com
Ironico fino a far male, Lourdes (la sorpresa di Venezia 2009) rappresenta lo squallore di quel luogo sacro e kitsch come si trattasse del salotto di un reality. C’è pure una suora che annuncia giuliva la creazione di un premio per il «miglior pellegrino». Mancano, a questo punto, solo gli applausi finti. Tutti veri, invece, quelli rivolti all’autrice, che ragiona non tanto sulla fede, mistero per eccellenza, quanto sul dubbio, che alimenta come una fiamma mite e inesorabile la vera salvezza. Amen. Mauro Gervasini – FilmTV
Se scatta il sorriso è perché quello che si vede può essere letto anche in maniera ironica ma tutto potrebbe offrirsi anche a una lettura opposta. Proprio come succede alla protagonista quando viene «miracolata»: è lei la prima ad avere dei dubbi, a temere per una possibile recrudescenza della paralisi, a subire gli sguardi invidiosi degli altri malati. In questo modo il film racconta sì un miracolo ma evita in tutti i modi di spiegarlo (la protagonista non sembra neppure particolarmente credente) facendo tornare alla mente quello spirito dissacrante ma insieme ambiguo e un po' sorpreso che Buñuel aveva portato a vette eccelse e che Jessica Hausner sembra in grado di ritrovare di nuovo. Paolo Mereghetti – Corriere della Sera
INTERVISTA A JESSICA HAUSNER
In questo film il miracolo viene presentato in modo ambivalente. C'è la fede e la speranza dei malati, ma c'è anche il dubbio su cosa sia o non sia un miracolo. Se il miracolo sia qualcosa di eterno o di passeggero, di assoluto o di relativo. Personalmente non mi interessava mostrare l'avvenimento di una guarigione, né del fisico, né dell'anima, ma il fatto che un miracolo possa essere anche un fatto estremamente personale, quasi una crescita interiore.
Ho scelto appositamente di trattare il tema dei miracoli proprio perché è un tema che non può prevedere un'unica risposta. Ci sono milioni di cause e possibili argomentazioni che hanno tentato di spiegare un miracolo, la suggestione, la forza psichica, la forza collettiva, lo spirito di comunità. Anche la medicina in proposito si è posta moltissime domande e non sempre è riuscita a dare delle risposte. Quello che più interessava rappresentare è la casualità della guarigione, l'idea che anche una persona non credente come Christine, la mia protagonista, possa essere investita di questa guarigione miracolosa e cambiare completamente la sua prospettiva sugli eventi, sulle persone e sul mondo. Non è un fatto importante il fatto che il miracolo o la guarigione sia davvero avvenuta, quel che è importante è la presa di coscienza della protagonista, la finitezza della vita, la transitorietà della vita.
Sia la malattia che il miracolo sono intesi in senso metaforico. La malattia è presente sotto forma di persone affette da sclerosi multipla o paralisi, ma anche in quella più spirituale di malattia dell'anima, male di vivere la propria vita e i limiti che essa ci impone. Un malessere totalmente umano che porta la mia protagonista a desiderare fortemente il miracolo, a vivere attraverso questo forte desiderio di superare i limiti della propria umanità. Mi interessava molto di più l'aspetto filosofico della questione, non tanto l'idea del benessere fisico in sé, anche se ovviamente il fisico e lo spirito sono inevitabilmente connessi. Lavorando con persone affette dalla sclerosi multipla, ho capito che io stessa avevo questa paura primordiale riguardo la ricerca del benessere e che forse era essa stessa alla base del mio desiderio di fare questo film. Il confronto con le loro esperienze della malattia e con il decadimento fisico mi ha molto aperto gli occhi sull'idea della finitezza, del decadimento della nostra vita.
Nessun commento:
Posta un commento
Inserisci qui il tuo commento, lo pubblicheremo il prima possibile!