Mercoledì 6 aprile: Maledimiele

LIBERI DI, LIBERI DA

MALEDIMIELE
Italia, 2010 – 90 minuti
di Marco Pozzi
con Benedetta Gargari, Gianmarco Tognazzi, Sonia Bergamasco


Sara conduce una doppia vita: quella alla luce del sole, dove recita la parte della brava ragazza, diligente e apparentemente senza problemi e quella segreta fatta di costrizioni, di autodisciplina, di regole ferree per imporre al suo corpo un irraggiungibile peso ideale. Inizialmente nessuno sembra accorgersi di niente. Sia i genitori di Sara: Enrico, medico oculista, e Anna, che lavora per una Onlus, che le sue amiche del cuore: Clara e Martina, faticano a vedere l’evolversi della malattia. 
Sara riesce a nascondere le sue abitudini: i digiuni forzati, le corse nel parco spinte fino allo sfinimento, le ore in palestra, i pranzi e le cene occultati sapientemente nel bidone dell’immondizia sotto casa. Allo stesso tempo Sara costruisce la sua “camera dei segreti”, ricavata in un deposito self storage, dove, con i mobili della vecchia casa, ha ricavato un salottino per stare tranquilla e agire indisturbata.Tutto sembra procedere senza problemi. 
Mentre dimagrisce Sara si sente sempre più forte, potente, invincibile. Un giorno però, durante una gita scolastica, la ragazza sviene.
Da quel momento  i suoi problemi con il cibo, fino a quel momento invisibili, diventano evidenti a tutti.


L'OSPITE
Marco Pozzi è laureato in Lettere con specializzazione e master in Comunicazioni Sociali presso l'Università Cattolica di Milano.
Nel 1992-93 ha partecipato a "Ipotesi Cinema", il gruppo di lavoro e di ricerca coordinato da Ermanno Olmi.
Ha diretto i cortometraggi, “Assolo” (1995), Doom (1996) e “Cra-cra” (1997) che hanno ottenuto candidature importanti e riconoscimenti nei principali festival internazionali (Mostra Internazionale del Cinema Festival nel 1995 e 1996, Clermond Ferrand, Valencia, Montreal).
“20-Venti”, il suo primo lungometraggio, è stato selezionato e proiettato in anteprima mondiale nella sezione Forum del Festival di Berlino (2000).
Nel 2002 ha diretto la serie televisiva “Bradipo” prodotta da MTV Europe.
Il suo documentario “Senza tregua” è stato presentato come evento speciale durante il Festival del Cinema Internazionale di Venezia nel 2003.
Nel 2007 ha girato “Dimmi qual è il colore del cielo”, un documentario incentrato sull’educazione sentimentale di quattro ragazze di sedici anni.
“Maledimiele” (2010) è il suo secondo lungometraggio.
Insegna Tecniche di regia presso l'Università IULM di Milano.
Svolge l’attività di regista pubblicitario e di consulente di comunicazione crossmediale.

RASSEGNA STAMPA
Il film di Pozzi ha il merito di mostrare il disagio comunicativo dei giovani. La ragazza anoressica/bulimica è bene interpretata dalla Gargari: il suo disagio la porta a rifiutare la comunicazione anche con insegnanti e medici. Questa atroce impossibilità di comunicare si estende persino ai rapporti con i suoi coetanei. Il film svela in modo chiaro come il dolore per tale impossibilità ad entrare in comunicazione con gli altri porti la ragazza (e molti giovani come lei) all'urlo silenzioso del rifiuto del cibo, all'ossessione per una magrezza scheletrica che privi coloro che la amano delle apparenze che vedono, costringendoli violentemente a dover affrontare lo scheletro, cioè l'anima della figlia. Il film lascia aperto il dibattito sulle possibili soluzioni.
Motivazione del Premio Speciale del Fiuggi Film Festival


Il rifiuto del cibo è l’urlo silenzioso di un dolore che non si riesce ad esprimere. Sono particolarmente grata al Presidente della Biennale Paolo Baratta e al direttore della Mostra Marco Müller per averci permesso di portare al Lido il tema dei disturbi alimentari dei più giovani. Il dolore intimo degli adolescenti che soffrono di questa malattia è legato direttamente alla difficoltà di esprimere se stessi, di conoscere e farsi conoscere in verità, nella società degli eccessi e dell'immagine. Parlarne in un luogo così invaso dai media come Venezia può essere utile             
Antonella Bevere – Presidente del Fiuggi Film Festival

NOTE DI REGIA di Marco Pozzi
Maledimiele è incentrato sulla storia di Sara, un’adolescente di quindici anni che precipita, in modo lento ma inesorabile, nell’abisso dell’anoressia.
Ogni blocco narrativo è suddiviso ed evidenziato da un numero in cifre che indica il peso della protagonista.
La scansione numerica accompagna passo dopo passo lo spettatore nell’evolversi della malattia dalla fase iniziale, con i primi sintomi accuratamente nascosti a genitori e compagni di scuola, fino alla fase conclamata.
Il film è modulato sul punto di vista di Sara per accompagnare lo spettatore dentro la dimensione mentale della malattia, evitando ogni compiacimento voyeuristico. All’inizio  la protagonista del film vuole dimagrire per rientrare nella taglia perfetta.  Ma il meccanismo del digiuno ben presto le sfugge di mano sottomettendo pensieri, sogni ed emozioni al suo dominio.
Chi si ammala di anoressia è schiavo di un tiranno senza volto che esige sottomissione incondizionata.
Il movimento è finalizzato a consumare energie e calorie, i pensieri a escogitare trucchi e stratagemmi per evitare di assumere o per espellere il cibo. Anche i rapporti umani vengono cristallizzati da un progetto che impone una visione di sé imperniata sulla forza di volontà. “Io sono forte, io sono bella, io sto bene così”. Mentre si scarnifica un’anoressica si fa bella corteggiando la morte. Cerca l’assoluto. I sintomi dell’anoressia costituiscono un linguaggio del corpo che reclama ascolto. Ma nella fretta del quotidiano non c’è tempo per vedere il dolore dell’altro. Nella società  dell’abbondanza un’anoressica si lascia morire di fame. Forse il troppo di tutto si sta trasformando in troppo di niente. 

INTERVISTA A BENEDETTA GARGARI
Il personaggio di Sara mi ha fatto crescere e mi ha tenuta lontana dalla malattia  Questo film deve aiutare le ragazze della mia età, e anche i loro genitori, a capire che è importante vivere bene con il proprio corpo e che non bisogna “giocare” con la dieta. Questo primo ruolo da protagonista è stato per me molto difficile a livello psicologico perché, per comunicare al meglio “l’essere malata”, ho dovuto creare una distanza tra me e il personaggio di Sara 

2 commenti:

  1. davvero interessante il contributo dato al dibattito dalla presenza del regista! riflettendo come sempre al rientro a casa, ecco altri spunti importanti che secondo me non sono emersi abbastanza ieri sera durante il dibattito:
    1)il cane, la mamma si occupa ufficialmente di lui, della sua nutrizione, ma non si accorge di nulla quando lui ingrassa da star male....demanda alla figlia quindicenne la visita dal veterinario,le passeggiate per soddisfare i bisogni fisiologici.Quasi incapace di accudirlo veramente! Il nome del cane "cous cous" che è un nome di un alimento! Il cane femmina del ragazzo che incontra dal veterinario che mangia di tutto, sapone, dentifricio, lucido per le scarpe...un cane che guarisce vomitando...un cane, una storia che mette Sara in condizione di identificare il proprietario del cane in una potenziale ancora di salvezza...uno sconosciuto al quale aprire il "suo mondo segreto", il suo luogo sèpeciale, al quale mostrare il suo corpo nudo, scarno...uno sconosciuto con il quale tentare di essere normale...
    2)le ombre e il gioco con le mani, con il quale Sara colloquia, pinocchio e il grillo parlante...Sara bambina e il superego di Sara che coincidono ....in assenza di un contributo di un adulto esterno ...una favola che la connota bambina, ma al tempo stesso...in crescita
    3) il gioco del vaso e dei bastoncini....che viene rivisto numerose volte durante la proiezione, un gesto ossessivo, senza soggetto, senza contesto, senza tempo....che scopriamo essere il passa tempo della sala di attesa della psicologa dove la madre conduce Sara per la terapia risolutiva di tutti i problemi....dove probabilmente da mesi o da anni va in terapia la madre stessa....per quali problematiche non si sa...forse perchè aveva avuto anche lei problemi simili? del resto la magrezza accomuna tutta la famiglia....forse tradiva il marito con Sandro il collaboratore della mostra fotografica? o forse aveva davvero capito che la figlia era sulla strada dell'anoressia come afferma nell'episodio del bagno? forse per affrontare la morte imminente della madre?
    4)il corno delle scarpe l'assurdo regalo fatto dalla nonna alla madre ed usato dalla figlia per procurarsi il vomito....strano legame davvero!!
    5)la tavola, i piatti, il rituale della cena, bello, ordinato, pulito....finto!!! Sara rientra da Londra e la mamma le prepara le lasagne...la mamma non c'è mai, non cucina...rientra tardi la sera, eppure questa tavola è perfetta, imbandita, intonsa...di nuovo FINTA!
    6)la scena della masturbazione che Marco Pozzi ha detto di aver tolto nella versione finale...per me andrebbe lasciata come nella versione originale di ieri sera! Sara si approccia a due momenti diversi della sessualità adolescenziale, quello in cui più o meno assiste ad un rapporto orale nei bagni della scuola e quello dove più o meno assiste alla masturbazione dello sconosciuto con il cane...dove ancora una volta Sara non riesce a relazionarsi con l'altro e la sessualità per entrambi diventa un fatto personale di negazione o di autocompiacimento.
    In realtà ci sarebbe molto altro ancora da scrivere....ma aspetto anche di leggere....grazie per la bella serata! Grazie a Marco Pozzi.

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  2. Grazie ad Anonimo prima di me per gli altri spunti(qualche dettaglio lo avevo perso) di riflessione. Mi concentro sul passatempo dei bastoncini: la scena, a mio avviso, rappresenta il tentativo di Sara di uscire dal tunnel del suo malessere con un elemento rosso che appare di nuovo come colore a contrasto con il bianco ed il trasparente. Già altre due volte il regista aveva usato questo colore (corda, valigia); nel vuoto della malattia vi è sempre un ROSSO a significare il dramma della sofferenza di Sara. Il cane invece è decisamente il suo prolungamento: è lei che se ne prende cura e quanto detto al veterinario era solo una scusa per scaricare in quel momento a qualcun altro le responsabilità di un'eccessiva alimentazione. Poi Sara torna la brava ragazza obbediente, che rispetta le regole e che impone, come detto dal veterinario, una dieta giusta ed equilibrata. D'altronde in lei non vi sono mai momenti di trasgressione che invece vivono con più tranquillità le sue amiche quando costringono l'amico a farle entrare sui tappeti o quando si divertono a sputare nel bicchiere della signora alla mostra fotografica. E' proprio in questi 2 momenti che la vediamo sorridere, segno che trasgredire a volte fa bene. Purchè sia una trasgressione sana! Alla prossima. Da "Vedo doppio"

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