La scheda del film e gli ospiti del 4 maggio


I GATTI PERSIANI
Iran, 2009 - 106'
Regia: Bahman Ghobadi
Cast: Negar Shaghaghi, Ashkan Koshanejad, Hamed Behdad

Un giovane musicista e una donna, appena usciti di prigione, decidono di formare un gruppo. Girano così per Teheran alla ricerca di altri musicisti e cercano di convincerli a lasciare insieme a loro l'Iran. Non avendo infatti nessuna possibilità di essere prodotti in Iran, sognano di riuscire ad arrivare in Europa. Ma senza soldi e senza passaporti, partire sembra un miraggio.


GLI OSPITI
Andrea Bariselli ha suonato con i Death SS dal 1990 al 1993 e ha formato i VM18 nel 1994 con cui ha fatto il tour “Gli spari Sopra” negli stadi italiani a supporto di Vasco Rossi Ha fondato nel 1993 con altri soci la ROCK PLANET PRODUCTIONS che attualmente gestisce i locali denominati ROCK AND ROLL Dal 2002 è stata consulente artistico per le più grosse major discografiche, ha lavorato in esclusiva per Virgin records e ha scoperto, prodotto ed è attualmente editore dell’artista L’aura. Ha lavorato inoltre con Irene Grandi, Elisa, Marlene Kuntz, Corrado Rustici, Renato Zero e moltissimi altri. Nel 2003ha fondato l’etichetta ARTENATIVA con cui ha prodotto i dischi di Mistonocivo e Marla Singer. Nel 2008 ha ideato con l’assessore Marco Tizzoni il festival RHOALIVE di cui è attualmente direttore artistico Oggi Andrea Bariselli con la sua società TestOneTwo, si occupa di editoria, management artistico musicale, organizzazione eventi e ristorazione. Dal 2009 ha in esclusiva il marchio SOSUSHI (catena di ristoranti giapponesi) per Milano e provincia ed è proprietaria del punto vendita di RHO.

RASSEGNA STAMPA
Come oggetto filmico, "I gatti persiani" è un interessante mash-up tra documentario e videoclip con un approccio tutto neorealista sia nella parte produttiva che narrativa. In questo modo Ghobadi ha la possibilità di raccontare la storia mostrando in maniera chiara il ritmo vitale dei suoi personaggi, da quello frenetico ottenuto grazie al montaggio tipico del videoclip a quello abitudinario narrato con stile documentaristico, da quello intimo e rock che emerge dai live a quello capace di miscelare umorismo e dolore sincero sotto l'insegna del neorealismo. La particolarità narrativa della pellicola non sempre funziona (qualche sequenza meno azzeccata ogni tanto fa capolino), ma un montaggio preciso che sa dare i giusti spazi e una colonna sonora emotivamente travolgente, compattano in maniera decisa il film.
Matteo Contin – Pellicola Scaduta.it

Ghobadi firma il proprio grido di ribellione all’inettitudine intellettuale e creativa auspicata se non imposta dal regime, girando di nascosto e senza nessuna autorizzazione. Una dichiarazione d’amore incondizionato verso l’Arte in quanto strumento di riscatto e affrancamento, ma anche verso il proprio Paese, diventato tuttavia insostenibile. In attesa che i felini limino le unghie.
Enrica Re – FilmTV

A dominare invece è l’energico sentimento dei giovani protagonisti, il loro incessante via vai tra i vicoli e i luoghi fuorilegge di una Teheran disagiata, in cui, quasi si trattasse di un piccolo miracolo, è il potere della musica a superare fisicamente (e metaforicamente) le barriere della clandestinità. Gli spazi angusti della realtà underground si spaccano per girovagare impazziti tra le strade della capitale, inquadrando di sfuggita spettatori inconsapevoli e spesso restii, esaltando i tratti di altri che scherzano con la telecamera, muovendosi tra il traffico e la vita cittadina, non mancando però di mettere in luce le profonde contraddizioni e i limiti sociali. Sono queste sequenze grezze e amatoriali, montate sul ritmo dei brani suonati di volta in volta, che fanno emergere il fulcro problematico della quotidianità. Marco Compiani – Spietati.it

INTERVISTA A BHAMAN GHOBADI: il regime iraniano continua ad arrestare gli artisti poiché ha paura e in questo modo cerca di spaventare tutti gli altri. Sicuramente Panahi uscirà distrutto come uomo e come artista da questa vicenda: sono convinto che riusciranno ad uccidere la sua creatività. In Iran si colpiscono gli artisti e i giovani perchè il governo sa che solo tappando queste voci può avere il controllo totale della società. Loro dicono che la musica è contro la religione o la morale, ma loro stessi ascoltano questa musica, i loro figli ascoltano questa musica. Dopo la rivoluzione del '79, chiusero tutti i locali, tutti i disco pub, tutti i luoghi dove i giovani potevano distrarsi e scaricare le loro energie. Adesso un ragazzo e una ragazza non possono vedersi fuori casa, neache per una passeggiata in un parco. E' tutto proibito. Le uniche alternative che hanno i giovani sono lasciare il paese o cercare consolazione nella droga o nella musica.
Adesso la situazione in Iran è cambiata, ma io penso che sia cambiata in positivo. Vi faccio un esempio: pensate ad un ragazzo costretto a tenere la testa sott'acqua da una mano molto forte, ma per un solo secondo quel ragazzo riesce ad alzare la testa e a respirare, per poi essere costretto di nuovo a rimettere ad immergere la testa. Da quel momento in poi, quel ragazzo cercherà di lottare con ancora più impeto per liberarsi dalla stretta della mano che lo costringe. Questa è la situazione dei giovani adesso in Iran: hanno respirato per un attimo l'aria della libertà e adesso, nonostante siano nuovamente oppressi, cercano con maggiore forza di tornare a respirarla.
Io amo l'Italia e il suo cinema, penso che nessuno popolo sia più vicino agli iraniani di quello italiano, e ne ho avuto la conferma vedendo le vostre piazze riempirsi per manifestare a favore della mia gente. Per questo vi chiedo di smettere di parlare solo e soltanto della questione nucleare o dei mullah, ma di mostrare finalmente l'altra faccia dell'Iran, parlate dei giovani iraniani. Pensate all'Iran come ad una bellissima donna coperta dalla testa ai piedi dal chador, quello che vi chiedo è di fare in modo di mostrare il “bel volto” dell'Iran che si nasconde sotto il velo.

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