La scheda del film e gli ospiti del 18 maggio

SI, VIAGGIARE... 

IN BRUGES – La coscienza dell'assassino 
Gb/Belgio, 2008 – 107' 
Regia: Martin McDonagh 
Sceneggiatura: Martin McDonagh 
Cast: Colin Farrell, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes 


Due killer mercenari, vengono parcheggiati in Belgio dal loro datore di lavoro Harry, ed è dai canali e dalle antiche costruzioni della città che parte, per ognuno dei personaggi principali, un personalissimo percorso di redenzione che si conclude con alterni destini, tra spacciatrici bionde e set cinematografici onirici.

GLI OSPITI

Dott. Aldo Violino psicologo, una carriera con diversi incarichi come psicologo consulente presso il consultorio di Arese e diversi Sert: Appiano Gentile e Como , Corsico, Magenta e dal ’97 in servizio al Sert di Rho.
Esperto non solo di dipendenza ma anche di adolescenza ha partecipato a diversi convegni come relatore. 


RASSEGNA STAMPA
Bruges è il purgatorio, lo stallo apparente, una sontuosa sala d'aspetto. Bruges si rivela un pretesto, non un rifugio: Bruges, in definitiva, è una missione e una ricompensa, una condanna e un regalo. Ed è a Bruges che accade tutto: i due killer (uomini molto diversi, due generazioni a confronto, un rapporto che ricalca quello genitore-figlio) che sembrano doversi nascondere, vivono la città (che è l'Attesa della Morte) in modo differente e forse un po' immaginano, da creature stranite e beckettiane quali sono (vengono da Dublino, del resto), di "significare qualcosa". Il tempo sembra immobile ma scorre ineluttabile tanto che alla fine ogni personaggio perirà in questa città-destino che attira tutti a sé, anche coloro che sembrano averla lasciata per sempre. Luca Pacilio – glispietati.it 

La sceneggiatura trasuda il rigore di una lunga frequentazione col teatro, ad alto tasso di ironia e con la musica sobria di Carter Burwell. La classica storia che all’inizio ti respinge, poi ti prende piano piano e ti aggancia senza appello. Si cita Orson Welles e Carlito’s Way, si respira aria di Scorsese discutendo di salvezza e legittimità del suicidio. Con la naturalezza e la meditata intelligenza di un’ottima opera prima. Raffaella Giancristofaro - Filmtv  



Quante volte al cinema ci troviamo dinanzi a città-cartolina utilizzate solo perché la film commission locale è abile nell'attrarre le produzioni offrendo loro particolari vantaggi. In questo caso invece, sin quasi dall'inizio quando Ken (magistralmente cesellato da Brendan Gleeson) propone di salire in cima alla torre più alta per vedere la piazza dall'alto e Ray (un Colin Farrell a cui lavorare con Woody Allen ha fatto un gran bene) gli replica con un diniego, la città passa dallo sfondo al primo piano della narrazione. Questi due 'turisti per forza' sono due uomini in ricerca. L'uno trova nei quadri e nelle sculture talvolta delle esplicite risposte e talaltra nuove e tormentate domande. L'altro finisce con il cercare tra la gente con l'irruenza che gli è connaturata un 'perché' al male che causa a se stesso così come agli altri. Giancarlo Zappoli – MyMovies.it

Non è infatti la gravità del delitto a pesare, quanto la sua quasi accidentalità: seppur in piccolo, e in situazioni ben diverse, tutti possiamo essere, o siamo stati, casuali artefici di disgrazie altrui (e di riflesso nostre). Così inizia e così finisce “In Bruges”. McDonagh non dà una risposta univoca alla situazione: i personaggi interpretati da Farrell e Fiennes si comportano infatti in maniera opposta. E’ possibile la redenzione o si è condannati per l’eternità? Riflessioni che emergono, ma che non minano il godimento di un prodotto sostenuto da un ritmo incalzante per quantità e intelligenza di battute e snodi narrativi. Non c’è un solo, anche minimo dettaglio, che poi non venga ripreso, ampliato e spiegato. Se si presterà sufficiente attenzione (o al massimo, ad una seconda visione, magari domestica), ci si accorgerà che tutto ciò che accade era già stato anticipato da una scena, una battuta, o un’immagine apparentemente insignificante. L’intento non è sorprendere, ma accompagnare lo spettatore in un soggiorno (a Bruges, al cinema) a metà tra sogno e incubo. Andrea Gerolamo D'Addio – FilmFilm.it

Bruges in pratica non è altro che il luogo del confronto, una forza viva che scuote con le sue bellezze ed opere d’arte la sensibilità reattiva di Ken. Ma è il luogo che attanaglia la coscienza affranta di Ray, che percepisce la città come una sorta di luogo avvilente e minaccioso. La genialità di MacDonagh in “In Bruges” sta nell’aver saputo mettere in scena una storia di serial-killer, senza ricorrere ad una roboante e frenetica azione scenica, costruendo la recitazione in un contraddittorio di prese di coscienza dei personaggi, con tempi scenici altrettanto incalzanti, emozionanti ed avvincenti. “In Bruges” rappresenta, a tutto tondo, quella magistrale consapevolezza di orientare nel modo giusto la comunicazione dell’obiettivo nel messaggio mediatico. E’ il luogo della città di Bruges, con la sua realtà di vita e di gente che transita per le vie, nelle piazze, nei locali. Il confronto esistenziale tra Ray e Ken, che si acuisce ancor più in seguito alla visione delle opere d’arte del grande pittore fiammingo Jeronimus Bosch. Rosalinda Gaudiano – Cinema4Stelle.it



       

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