SI,
VIAGGIARE...
MARRAKECH EXPRESS
Italia, 1989 – 110 minuti
di Gabriele Salvatores
con Diego Abatantuono , Fabrizio Bentivoglio ,
Giuseppe Cederna
Quattro trentenni, ex sessantottini, si
ritrovano dopo dieci anni quando una ragazza spagnola annuncia che Rudy, il
quinto del gruppo, é in carcere a Marrakech perché trovato in possesso di un
chilo di hashish. Non troppo entusiasti, i quattro racimolano trenta milioni
per pagarne la cauzione, e si mettono in viaggio per il Marocco. Tra diverse,
divertenti avventure, i quattro riscoprono i loro rapporti di un tempo, e
compiono un viaggio alla ricerca di se stessi.
GLI OSPITI
Domenico Pittaluga, un
genovese errante innamorato della
sua terra ma con la
voglia di conosce nuove genti e paesi. Così legato alla sua Liguria da
poterne
stare lontano. La mia vita in poche parole: dopo il balbettio dei primi
anni di vita
la prima lingua il “castellano” imparato a Baires alle elementari, poi
l’italiano da
Genova a Santa Maria di Leuca (il tacco) quindi il danese (idioma
impossibile)
nella bianca regina dei mari (Copenhagen) ed infine il “brianzolo” nella
terra di
Teodolinda. Ma la lingua della professione è l’esperanto dei nostri giorni:
l’inglese. Negli scampoli di tempo viaggi in Cile, Perù, Bolivia, Messico,
Guatemala, Belize, Cuba, USA,
Canada, Thainlandia, Laos, Cambogia, Vietnam,
Birmania, Nuova Zelanda, un po’ tutta la vecchia Europa inclusa la Svizzera
e...
Gian Carlo Banfi, ex
manager di multinazionali, ha realizzato un centinaio tra
viaggi e spedizioni nei luoghi più disparati del pianeta. Appassionato
studioso
degli aspetti antropologici, culturali e naturalistici dei popoli e dei
paesi che va a
visitare, ha scritto vari articoli sulle sue esperienze di viaggio,
raccolti in un libro
di recente pubblicazione. Fondatore e Presidente dell'Associazione
Culturale
rhodense "Albatros" è anche Presidente del Centro Studi dell'Alto
Milanese di
Avventure
nel Mondo.
RASSEGNA STAMPA
Realizzato secondo i dettami del
roadmovie classico e interamente vissuto all'interno di un gruppo di amici, in
quella dimensione corale che è il tratto saliente di tutta la produzione
teatrale e cinematografica del primo Salvatores, Marrakech express mette in
scena le vicende di una generazione, quella degli attuali (ultra) trentenni,
che talvolta sembra rifiutare l’idea di dover crescere, maturare, e magari
metter su famiglia. Il risultato è una commedia solare e divertente, popolata
da personaggi che fondano la propria esistenza su valori quali l’amicizia
virile, il gioco di squadra, il piacere di vivere esperienze comuni, la
nostalgia di un glorioso passato da rinverdire, di un paradiso perduto da
ritrovare.
FilmReview.it
Marrakech Express tratta lo
stesso tema del blockbuster nostrano del 2001, L’Ultimo Baciodi Muccino:
trentenni in crisi nauseati dal lavoro, da amori deludenti, dalla cruda e
grigia realtà. Ma il meno cinico Salvatores decide di farli partire dal freddo
inverno milanese verso il mite Marocco, all’inseguimento di un miraggio: la
vita di quando avevano vent’anni, di quando erano amici per la pelle, di quando
i sogni che si fanno a quell’età erano ancora ben lontani dall’evaporare come
neve al sole.
W2M.it
Primo grande successo del milanese
Gabriele Salvatores e del gruppo di attori che si ritroveranno in seguito a
lavorare con lui (Abatantuono in primis, eternamente grato al regista che per
primo ne valorizzò la vena “malincomica”): sviluppa il classico tema
dell’amicizia virile con sincero affetto e ritmo brioso da commedia americana
intelligente, anche grazie alla sceneggiatura (che ricevette il premio Solinas)
cui collaborarono i due futuri registi Enzo Monteleone e Carlo Mazzacurati.
Indiscutibilmente furbo nell’agghindare i momenti-clou con musiche e simboli
“generazionali” (De Gregori, Lucio Dalla, la discussione sulla tv in bianco e
nero), meritò sostanzialmente il successo che ottenne, anche per la buona dose di coraggio e
anticonformismo nella sua natura di road-movie e nel rappresentare per qualche
tempo l’unica via comica alternativa al porcilume vanziniano già imperante a
fine decennio.
Cinemascope
Se c’è un regista che ha trattato
approfonditamente la tematica del viaggio, questi è proprio Gabriele
Salvatores. Films come Marrakech Express, Turnè, Mediterraneo hanno il sapore
del gusto per la conoscenza, per l’incontro di realtà nuove e affascinanti,
oltre che costellate da imprevisti. I protagonisti sono novelli Ulisse che
scandagliano, spinti da un evento scatenante che li spinge a partire, lati
inesplorati del proprio Ego.
Andrea Russo
Un inno alla libertà
che diviene tale solo nella dimensione del viaggiare, quando si rinuncia
gradualmente alle proprie prerogative e ci si immedesima in un’ottica di
compartecipazione di affetti e stati d’animo. Non sfugge però, ad un occhio un
po’ attento, la valenza ipocrita di tutto ciò. Attenzione, è un’ipocrisia non
voluta, ma che dimora da sempre nell’animo di un certa sinistra libertaria e
antiautoritaria, quella a cui appartiene il regista stesso. E’ la solita
storia, la vita borghese fa schifo, il senso dell’esistenza lo trovi in un
mondo non ancora corrotto dal consumismo, nelle dinamiche di gruppo e così via.
Tutto molto banale, credo che la trasgressione sia ben altro che rubare al
supermercato, ma questi ex-compagni-integrati-senza-ammetterlo non vanno mai
aldilà delle apparenze. Molto più rivoluzionario cambiare i pannolini e
dibattersi tra gli impegni cittadini che scappare in giro per il Marocco con
nostalgie e rimembranze di epoche meno “anni Ottanta”. E così il film finisce
per dare un ritratto del tutto plausibile di una certa generazione, il problema
è che si tratta di ipocriti mostrati invece come persone che hanno ritrovato la
sincerità.
Francesco
Giombini
INTERVISTA A GABRIELE SALVATORES
Marrakech, in particolare per
l'immaginario della mia generazione, corrisponde certamente agli scrittori
americani che ci sono andati negli anni Trenta e Quaranta, ma anche a Jimi
Hendrix e la ricerca delle sue radici a Essaouira e alla canzone di Crosby,
Still & Nash che dà il titolo al film. Per la mia generazione, quel viaggio
era proprio una viaggio classico, quasi un viaggio iniziatico.
Che bello tornare indietro e vedere come eravamo e ascoltare le canzoni di quando eravamo ragazzi! Il film a distanza di 20 anni regge ancora ed è stato piacevole vederlo (ai tempi mi era sfuggito forse). Interessante anche il dibattito e chissà? Magari prima o poi mi metterò alla prova con un viaggio avventura. Grazie ancora per la serata
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